Testi vari

Innovazione e progresso

Introduzione alla mostra "C'era una volta il PC" organizzata nell'ambito
del Festival dell'Innovazione svolto a Roma nel 2007

Chi pensa che i computer attuali siano innovativi, dopo aver visitato questa mostra dovrà quanto meno ricredersi: magari non al punto da ridefinire nella sua mente il significato del termine "innovativo", ma almeno quanto basta per poter giustamente classificare senza esitazione i venerabili esemplari qui esposti come alcuni tra gli oggetti più innovativi prodotti dall'uomo nell'ultimo mezzo secolo. In effetti più che di "innovazione" in questo caso sarebbe più corretto parlare di "rivoluzione", senza alcun timore di esagerare.

Al giorno d'oggi nessuno fa più caso a quell'innocuo aggettivo "personal" con cui ancora definiamo i nostri computer di casa o di lavoro, tanto ovvia e naturale ci appare la presenza di queste macchine sulle nostre scrivanie o nelle nostre valigette. Trent'anni fa però le cose erano ben diverse. A quell'epoca gli unici computer esistenti erano ben diversi: enormi ed inquietanti, complicati ed irraggiungibili, occupavano interi seminterrati di centinaia di metri quadrati, consumavano una quantità di energia elettrica pari a quella di un condominio di grandi dimensioni, costavano come un palazzo del centro storico e per funzionare richiedevano l'assistenza continua di uno stuolo di tecnici in camice bianco. Solo le più grandi aziende o università potevano permetterseli, e solo gli esperti più qualificati potevano accedervi per programmarli direttamente: gli utenti "normali" potevano tutt'al più interagire con essi tramite appositi "terminali", ma sempre e solo per svolgervi attività che qualcun altro aveva preordinato per loro.

Poi, verso la fine degli anni '70, quasi all'improvviso successe l'impensabile. Il progresso dell'elettronica integrata consentì per la prima volta di produrre a costi contenuti microchip dotati di rudimentali facoltà di elaborazione; erano stati sviluppati per realizzare sistemi di controllo automatico dei processi industriali, ma qualcuno pensò di impiegarli per realizzare veri e propri microcomputer "general-purpose", ossia programmabili, dalle dimensioni e dal costo assai inferiori rispetto a quelli delle macchine-moloch sino ad allora esistenti. Ben presto il miraggio di molti utilizzatori, soprattutto scienziati, i quali desideravano avere un computer tutto per loro divenne realtà: era nato il computer "personale", ossia un computer sufficientemente piccolo ed economico da poter appartenere ad una sola persona.

Dopo una partenza incerta, dovuta tanto alle perplessità filosofiche quanto ai problemi tecnici, il concetto di "computer personale" prese piede rapidamente: quello che nel 1977 era un oggetto misterioso e futuribile, nato in un garage e rivolto a pochissimi sperimentatori in grado di utilizzarlo, solo quattro anni dopo sarebbe diventato un serio e compassato strumento di lavoro; è infatti nel 1981 che, con la commercializzazione del PC per antonomasia, quello prodotto dal maggior costruttore mondiale di computer "tradizionali" ossia IBM, il personal esce dalla fase pionieristica e diventa strumento di lavoro aziendale, acquisendo ufficialmente quel nome "personal computer" con cui ancora oggi, senza saperlo, lo denominiamo.

Alla rivoluzione sono seguiti molti anni di innovazione. All'inizio infatti non si sapeva bene come, i nuovi computer personali, avrebbero dovuto essere. Che forma avrebbero dovuto avere? Come avrebbero dovuto interagire con l'utente? Che tecnologie di memorizzazione avrebbero dovuto impiegare? E come avrebbero dovuto essere programmati? Non c'era nulla di noto o consolidato, il campo dell'informatica personale era un'enorme pianeta sconosciuto, tutto ancora da esplorare. Per diversi anni, dunque, i primi costruttori non fecero che sperimentare continuamente nuove tecniche, nuove idee, nuove strategie per realizzare macchine sempre più utili e versatili.

In quel mondo pionieristico non c'erano ancora regole o prassi: occorreva inventarle e metterle alla prova giorno dopo giorno. Così i personal computer si evolsero tumultuosamente, in un'assoluta mancanza di standardizzazione dovuta proprio alla immaturità del concetto stesso di personal computer. Allora era normale che i personal fossero tutti diversi tra di loro, e fosse fisiologicamente impossibile scambiare non solo programmi ma anche semplici dati tra un sistema e l'altro!

L'evoluzione portò naturalmente a cercare l'interoperabilità, ma la vera convergenza su standard "di mercato" arrivò relativamente tardi. Così il panorama del mercato nei primi anni fu popolato di prodotti creativi ed innovativi, che impiegavano soluzioni tecniche talvolta bislacche ma certamente originali. Molte si sono estinte ma qualcuna è rimasta, segnando le tappe dell'evoluzione informatica: il mouse e l'interfaccia grafica, tanto per dire. Al confronto, i computer di oggi sono grigi e piatti: la cosiddetta "innovazione" in questi ultimi anni consiste infatti solo nel produrre microprocessori più potenti o memorie più capaci, non nuovi paradigmi di costruzione od utilizzazione della macchina.

Certo, i numeri del progresso impressionano: un moderno PC, rispetto ad uno di quelli esposti nella mostra, è oltre cinquemila volte più veloce ed ha una capacità di memoria oltre sessantamila volte maggiore; rispetto inoltre ai primi floppy disc, i moderni hard disk consentono di registrare una quantità di dati un milione di volte superiore! Va inoltre considerato che, all'epoca, un personal computer "professionale" costava come un'utilitaria per famiglie, mentre oggi lo si acquista a poche centinaia di euro.

Nessun computer moderno avrà tuttavia il fascino di uno di questi cimeli che, per quanto goffi, lenti, brutti a vedersi, difficili da usarsi, hanno consentito ad un pugno di pionieri idealisti di plasmare il futuro della società come forse nessun altro in passato ha potuto fare. I fortunati che hanno potuto vivere in prima persona quei tempi eroici non potranno non sentire, visitando la mostra, un brivido di riverenza corrergli per la spina dorsale: tutti gli altri ricordino solo che questi oggetti stanno ai moderni computer come l'aeroplano dei fratelli Wright sta allo Shuttle.

Saggio pubblicato su "C'era una volta il PC", catalogo della omonima mostra, Palombi Editori 2007
Copyright © 2007, Corrado Giustozzi. Tutti i diritti riservati.

Ultima modifica: 1 settembre 2007
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