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L’assalto dei compositori

InterLex n° 255, 22 maggio 2003

No, Mozart e Beethoven non c’entrano nulla. I compositori che da qualche tempo assalgono gli italiani, causando danni economici e liti familiari in quantità, sono ben altra cosa: piccoli e spesso subdoli programmini che si installano sui computer degli incauti navigatori di Internet e ne "dirottano" le chiamate via modem verso numeri telefonici a pagamento. In inglese si chiamano "dialer", perché "to dial" significa "comporre un numero telefonico": da qui la birichina traduzione "compositore", che per fortuna nessuno adopera realmente.

Questa storia dei dialer, balzata di recente agli onori della cronaca anche televisiva, è l’ennesimo caso di raggiro tecnologico, più o meno diretto, nei confronti di un pubblico non culturalmente attrezzato per la propria autodifesa. E funziona benissimo grazie ad una leva antica quanto il mondo, ovvero il sesso, condita per di più con la valenza intrigante data dal computer e dal presunto anonimato che l’uso di Internet apparentemente comporta. Dato che c’è di mezzo la pornografia, inoltre, le persone raggirate non si sentono molto portate a denunciare le circostanze nelle quali sono state coinvolte, e si limitano a lanciare maledizioni ed a prendere precauzioni per il futuro. Mentre nel frattempo qualcuno si gode i soldi che i gonzi hanno, quasi sempre involontariamente e talvolta anche inconsapevolmente, versato.

Già, i soldi. Sembra incredibile ma attorno a questa storia dei dialer di soldi ne girano proprio tanti. Ed è questo probabilmente il motivo per cui nessuno fa nulla per arginare seriamente il fenomeno: gli interessi in gioco sono infatti parecchi, ma soprattutto sono ramificati in un sottobosco tale per cui tutti gli operatori situati lungo la "catena del valore" che parte dal gonzo e finisce al service provider hanno qualcosa da guadagnare dal sistema. Il quale si fonda, in una modalità che pur se tecnicamente non va oltre il limite della legalità risulta comunque eticamente e socialmente discutibile, proprio sulla circonvenzione di chi, data la particolare situazione nella quale viene artatamente posto, è a tutti gli effetti un "incapace" di intendere ciò che sta succedendo. Tutti lo sanno ma nessuno ammette di saperlo, ed il fenomeno è cresciuto proprio grazie alla connivenza di tutti gli operatori coinvolti: salvo poi scandalizzarsi ipocritamente quando esplode "il caso", ed invocare provvedimenti isterici o cacce alle streghe che puntualmente non serviranno a nulla.

Le vittime predestinate di questi raggiri appartengono tipicamente a due ben precise categorie socio-psicologiche: coloro che vanno in caccia di sesso virtuale, ovvero di pornografia in rete, e i giovanissimi dotati di cellulare i quali fanno dei loghi e delle suonerie quasi una ragione di vita. In entrambi i casi si tratta generalmente di persone non particolarmente esperte di computer o di Internet, e soprattutto non sufficientemente attente o smaliziate da accorgersi che, come dicevano i nostri nonni, non è tutto oro ciò che riluce; o per meglio dire, come recita un amaro proverbio americano, "there ain’t such a thing as a free lunch": non esistono pasti gratis. L’unica eccezione a questa regola sembrava proprio Internet, che in effetti è stata da sempre, per costituzione e vocazione, ricca di splendidi "pasti gratis" sotto forma di servizi utili e gratuiti... almeno fino all’avvento dei dialer e dei servizi a "pagamento nascosto".

Ma facciamo un breve passo indietro. Il problema di farsi pagare i servizi offerti su Internet è annoso e tuttora irrisolto, ed i motivi sono essenzialmente due. Il primo è un motivo "culturale" legato alla filosofia stessa di Internet, che storicamente è nata e si è sviluppata come strumento per la condivisione di risorse liberamente messe a disposizione da chiunque per il bene della comunità; ciò porta gli utenti ad aspettarsi che i servizi su Internet siano tutti e naturalmente gratuiti. Il secondo è un motivo essenzialmente pratico, legato al fatto che a tutt’oggi non esiste una tecnologia sufficientemente comoda ed efficace per gestire i "micropagamenti" in rete, ossia la raccolta di piccole cifre di danaro a fonte dell’erogazione di servizi on line. Queste due ragioni fanno sì che, ad esempio, in rete sia possibile leggere gratuitamente i maggiori quotidiani mentre in edicola è necessario pagarli! L’alternativa è quella di offrire servizi su abbonamento, con pagamenti anticipati o posticipati tramite carta di credito; ma gli utenti sono generalmente piuttosto restii a sottoscriverli, sia per una naturale allergia verso gli abbonamenti in genere (si preferisce di gran lunga pagare i servizi a consumo) sia per la ritrosia degli utenti a comunicare su Internet il proprio numero di carta di credito. Nel caso poi di servizi a carattere pornografico l’utente vuole addirittura rimanere anonimo, altro che carta di credito! Da qui la pensata furba: utilizzare per il pagamento del servizio la bolletta telefonica dell’utente. Come? Semplice: erogando i propri servizi non su Internet ma tramite una connessione via modem verso un numero telefonico a costo supplementare, sul tipo dei 144 o 166 utilizzati per i servizi vocali, il cui addebito all’utente viene effettuato direttamente in bolletta dal carrier telefonico. Il quale, naturalmente, riconosce una quota di questi soldi al fornitore di servizi, in quanto originatore del traffico a pagamento. I numeri in questione, istituiti nel piano nazionale di numerazione, sono detti "709" in quanto iniziano tutti con queste cifre, e sono riservati proprio alla fornitura di servizi telematici a valore aggiunto, con addebito in bolletta.

Il problema per i fornitori di servizi era a questo punto, ovviamente, quello di far sì che gli utenti comprassero i servizi stessi. Al di là del problema concettuale di convincere gli utenti ad utilizzare la connessione verso i numeri 709, sorgeva anche il problema tecnico che la maggior parte degli utenti, anche volendo, non sarebbe stata tecnicamente in grado di reimpostare i parametri della connessione per far sì che il proprio modem chiamasse il numero del fornitore di servizi anziché quello dell’Internet provider abituale. È stato a questo punto che qualche operatore piuttosto disinvolto ha pensato bene di... "semplificare" la vita agli utenti fornendo loro un programmino, il "dialer" appunto, che si occupasse di reimpostare al loro posto la connessione, sostituendo al numero del provider quello del servizio 709. Il passo successivo lo ha fatto qualche operatore con ancora meno scrupoli, che per incrementare le vendite dei propri servizi ha pensato bene di realizzare le proprie pagine Web di "promozione" (leggasi: adescamento) in modo tale che, tramite opportuni artifici tecnici, scaricassero automaticamente il dialer sul computer dell’utente ad insaputa di quest’ultimo. Inutile dire che anche il dialer a questo punto è fatto in modo da agire ad insaputa dell’utente, o comunque avvertendolo con messaggi opportunamente ambigui in modo da passare inosservati o incompresi. Scaricato il dialer, tutte le volte che il malcapitato e curioso utente tenterà di connettersi ad Internet il suo computer non comporrà il numero del solito Internet provider ma il fatidico numero 709, che generalmente viene tariffato a qualche Euro al minuto. L’utente medio non si accorgerà del fatto sino a quando non gli arriverà la prima bolletta telefonica, la quale verosimilmente supererà il migliaio di Euro... e a quel punto forse capirà l’inghippo, ma gli rimarrà sempre il problema tecnico di come eliminare il dialer parassita e ripristinare la sua connessione originaria.

Il meccanismo dei dialer è oramai una morsa perversa: i fornitori di servizi, coloro cioè che gestiscono i numeri 709 e guadagnano dal traffico ricevuto, offrono a loro volta delle royalty ai webmaster che cooperano generando traffico verso di loro. E non si tratta di bazzecole: la quota riconosciuta al webmaster oscilla infatti, a seconda dei casi, fra 0,7 e 1,5 Euro al minuto di traffico prodotto, che non è affatto poco! (Ciò la dice lunga sui guadagni ottenuti sia direttamente dal fornitore di servizi sia indirettamente dal carrier telefonico...). In questa logica è ovvio che i webmaster hanno tutto l’interesse a promuovere nel proprio sito i servizi "a valore aggiunto" proposti dai gestori dei numeri 709. A questo scopo i fornitori di servizi mettono a disposizione dei webmaster dei veri e propri "kit" preorganizzati: essi comprendono ad esempio dei dialer specifici per vari "bouquet" di servizi (nei quali ovviamente la parte del leone la fa il porno in tutte le sue varianti), dei banner promozionali cliccabili, e così via. Ciascun webmaster affiliato riceve un dialer personalizzato, il quale "marca" l’utente finale con un codice specifico in modo che il fornitore dei servizi possa correttamente contabilizzare le provvigioni di spettanza a ciascun webmaster. Il webmaster ha inoltre accesso ad una sezione riservata del sito del fornitore di servizi, nel quale può controllare in real-time le statistiche del traffico generato dai propri utenti e verificare l’importo delle royalty accumulate; queste vengono di solito pagate entro il mese successivo a quello di contabilizzazione, con tanto di regolare fattura nel caso in cui il webmaster sia una persona giuridica. Esiste anche la possibilità per un webmaster di non affiliarsi al fornitore di servizi ma di lavorare come "freelance", ricevendo un dialer in comodato d’uso!

Naturalmente anche la tecnologia dei dialer si sta facendo sempre più sofisticata, e sta producendo dialer sempre più automatici, invisibili e leggeri. L’obiettivo ufficiale è quello di semplificare la vita all’utente che, consenziente, decide di usufruire dei servizi a pagamento; ma di fatto lo scopo reale è quello di fare dei dialer che si attivino in modo sempre più nascosto, senza sovraccaricare l’utente con lunghi e sospetti download e sfuggendo possibilmente agli eventuali antivirus che l’utente dovesse avere sul suo PC. L’ultima generazione di dialer non richiede più nemmeno il download sul computer dell’utente: un ActiveX di 20K, adeguatamente nascosto su una pagina Web e possibilmente autoattivante, è in grado di modificare le impostazioni della connessione di Accesso Remoto dell’utente, reindirizzandola permanentemente sui numeri 709 del caso. Ufficialmente tutti i dialer sono predisposti per chiedere all’utente un consenso informato prima di procedere alle modifiche, ma di fatto tale funzione può essere eliminata facilmente all’atto della personalizzazione da parte del webmaster; e comunque la grafica ed i messaggi delle finestre di informazione sono studiate ad arte per trasmettere all’utente una percezione accuratamente distorta della realtà, in modo da non fargli capire esattamente cosa stia succedendo ed indurlo ad accettare con un OK la modifica alla sua configurazione.

Da dati ufficiosi sembra che gli introiti provenienti dalla "vendita" di loghi e suonerie per i cellulari abbiano recentemente iniziato ad essere confrontabili con quelli dei servizi porno. Infatti, al di là della richiesta oggettiva da pate dei giovani, i webmaster di siti "generici" non hanno solitamente nessuna remora ad ospitare dialer specializzati in loghi e suonerie, mentre ne avrebbero nel caso di dialer per servizi hard. In ogni caso è probabilmente grazie a questa moda che è scoppiato il "caso" dei dialer: sono infatti numerosissime le famiglie che si sono all’improvviso trovate bollette stratosferiche a causa del figlio sedicenne che cambiava suoneria ogni giorno, ed hanno provveduto a denunciare in pubblico l’accaduto. Le vittime dei dialer per servizi porno, invece, generalmente preferiscono tenersi il danno e tacere...

Saggio pubblicato su InterLex n° 255 del 22 maggio 2003 (Anno VII)
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Ultima modifica: 31 maggio 2009
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