Gli editoriali di Byte Italia

Netiquette

Byte Italia n° 13, giugno 1999

Odio gli attach di posta. O meglio, non li odio di per sé: poverini, sarebbero pure utili se venissero usati come si deve. Peccato però che di questi potenti strumenti della moderna posta elettronica oramai si faccia abuso continuo.

Sarà che vengo da un'era in cui ogni byte era prezioso e non ci si poteva permettere di sprecare nulla, ma mi dà fastidio l'incosciente inefficienza con cui oggigiorno si fa sperpero di risorse quali lo spazio su disco e la banda passante. Per questo mi infastidisco quando, e purtroppo mi succede ormai quotidianamente, ricevo un messaggio di posta elettronica pressoché privo di contenuto; ovvero, con il contenuto in attach.

Ai tempi in cui i computer erano grossi e i sistemi operativi erano brutti, Internet si identificava praticamente con una sola cosa: la posta elettronica. Tutto ciò che di bello si poteva fare sulla Rete delle Reti era mandare un breve messaggio di testo a qualcuno. Se arrivava, e non era neppure certo che lo facesse, ci metteva alcuni giorni: il trasporto avveniva con il venerabile UUCP su arcaiche linee commutate a 300 baud, mentre l'instradamento attraverso i sistemi intermedi avveniva solo ad intervalli predefiniti, generalmente durante la notte, e lungo i collegamenti di minor costo per ciascun sistema che, gentilmente e gratuitamente, faceva da "ponte".

In questa situazione, ogni byte inutile aggiunto ad un messaggio si traduceva direttamente in un costo addizionale per qualche innocente, e dunque in uno spreco per l'intera società. I messaggi erano dunque stringati ed essenziali, per rispetto dei destinatari ma anche dei sistemi che li avrebbero lasciati passare.

Oggi che l'informatica è alla portata di tutti, ogni ufficio ha il suo bravo accesso ad Internet ed ogni segretaria sa usare Word; e la posta elettronica ha perso la sua valenza di prezioso mezzo di scambio di notizie vitali per diventare il surrogato informatico del fax. Chi deve dire qualcosa a qualcun altro apre Word e scrive la sua mezza paginetta, poi la invia all'altro come attach di mail. Facile e veloce: un clic, e via che parte tutto giù per il modem...

Il risultato di questa perversione è lo spreco contemporaneo di vari tipi di risorse intrinsecamente limitate: spazio, tempo, soldi e pazienza. Già, perché la mezza paginetta di Word occupa se va bene 40 K, mentre il puro testo ASCII in essa contenuto starebbe agevolmente in meno di un migliaio di byte; quindi la sua trasmissione sottrae inutilmente preziosa banda passante a tutti gli altri utenti della Rete. Il destinatario inoltre, a parte perdere tempo per ricevere tutto il "malloppone", deve tribolare per estrarre l'attach, salvarlo da qualche parte e darlo infine in pasto a Word o chi per lui. E perché? Per vedere venti parole che avrebbe potuto ricevere in un quarantesimo del tempo di collegamento impiegato. E se poi nel file Word c'è qualche arzigogolo grafico sul tipo del logo dell'azienda mittente, i KByte complessivi diventano qualche centinaio. E i costi lievitano, e la pazienza finisce prima.

Ultimamente sto ricevendo spessissimo mail di questo tenore: "Caro Corrado, ti mando in attach un file nel quale c'è scritto quello che ti devo dire". Mi viene voglia di rispondere: "e perché invece non me lo dici direttamente, che facciamo prima?". Non lo faccio perché è una lotta persa in partenza: il mittente non capirebbe. Se capisse, eviterebbe la gaffe ed userebbe direttamente la mail per dire quello che deve dire.

La netiquette, ovvero l'etichetta del buon comportamento in Rete, insegna che mandare un messaggio troppo voluminoso senza preavviso è una scortesia nei confronti del destinatario. Ma dove si insegna la netiquette al giorno d'oggi? E quanti giovani utenti ignari sono, senza neppure saperlo, dei cybermaleducati?

Editoriale di Byte Italia n° 13, giugno 1999
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Ultima modifica: 4 settembre 2006
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