Gli editoriali di Byte Italia

Obsolescenza programmata

Byte Italia n° 12, maggio 1999

Sto per uscirmene con un luogo comune. Una di quelle affermazioni assurte ormai a puri riempitivi in conversazioni da ascensore, il cui contenuto informativo viene automaticamente scartato dalla parte subconscia del nostro filtro semantico, che ha imparato da tempo a separare il segnale dal rumore nei discorsi della gente.

Viviamo in una società troppo consumistica. Ecco, l'ho detto. Originale, vero? Sono almeno trent'anni che se ne parla, tanto che oramai la cosa non fa più effetto a nessuno. Ma il fatto che si tratti di un luogo comune non rende necessariamente meno vera o meno importante questa affermazione. Anzi, è diventata un luogo comune proprio perché è troppo vera e troppo importante. L'abbiamo esorcizzata, l'abbiamo svuotata artificiosamente di significato; riducendola al rango di fantoccio, di simulacro di sé stessa, abbiamo preteso di aver allontanato anche la sua realtà. Dovremmo invece ragionarci un po' sopra, di tanto in tanto, per tentare almeno di capire se stiamo andando verso la giusta direzione oppure stiamo solo coprendoci gli occhi per non vedere in faccia il nostro percorso.

No, non ne sto facendo una questione morale. Non parlo del consumismo come mercificazione dei valori, che pure è un problema serio. Non mi sento in grado di affrontare discorsi così elevati, e comunque queste pagine non sono il luogo giusto per farlo. Però non posso esimermi dal commentare i riflessi che questa tendenza ha sul nostro non così trascurabile mondo della tecnologia, dell'elettronica di consumo, dell'informatica.

Ognuno di noi ha sentito parlare della cosiddetta "Legge di Moore", quella secondo la quale la potenza di calcolo dei computer, a parità di prezzo, raddoppia ogni diciotto mesi. È accettata tacitamente da tutti: sono almeno vent'anni che le cose funzionano così, e non si vede perché dovrebbero cambiare.

Il fatto è che la Legge di Moore non è più vera. Le cose sono cambiate. In peggio.

Il dato allarmante è venuto fuori discutendo con un amico pochi giorni fa. Entrambi, per motivi e con metodi diversi, manteniamo una sorta di osservatorio sulla tecnologia: io tenendo presenti i benchmark ed i costi relativi ai computer che quotidianamente passano per le mani della redazione, lui tenendo meticolosamente sotto controllo l'evoluzione nel tempo di un ben determinato "paniere" informatico acquistabile con un prefissato budget. La conclusione cui siamo giunti entrambi, raffrontando i nostri dati, è che il "tempo di raddoppio" si sta accorciando, ossia che l'accelerazione tecnologica non è costante ma è essa stessa in aumento.

Tre anni fa il tempo di raddoppio relativo alla fascia consumer dell'informatica era di quattordici mesi, ma ad oggi è di poco più di dodici mesi. A parte il significato del dato in sé, che è già abbastanza preoccupante, la cosa che davvero sconcerta è la diminuzione di circa un mese all'anno. Se le cose proseguissero a questo ritmo, da qui a cinque anni il tempo di raddoppio sarà di sei mesi. Ma può il mercato sopportare una accelerazione del genere senza traumi?

Già oggi chi si deve comprare un computer è preda di una profonda crisi: noi del mestiere sappiamo bene che qualsiasi cosa acquisti, fra sei mesi sarà superata e fra un anno sarà preistorica; lo consideriamo uno dei fatti della vita e lo ignoriamo facendo spallucce. Ma spiegatelo a vostro padre, ad un amico inesperto, ai genitori del compagno di scuola di vostro figlio che per la promozione vogliono fargli un regalo che duri nel tempo. Spiegate loro che qualsiasi cosa faranno avranno gettato dalla finestra il loro denaro, che fra tre mesi la stessa cosa la pagherebbero il trenta per cento di meno, che comunque tempo un anno il pargolo dovrà buttare via tutto e ricomprarsi un computer nuovo se vorrà giocare coi giochi di allora. Non capiranno.

E questa tendenza non solo è costante ma è in continuo aggravamento. A chi fa bene questa rincorsa? Per quanto ancora il mercato sarà in grado di sopportarla? Tra l'altro questo ritmo frenetico non dà nemmeno tempo di maturare, di capitalizzare sull'esperienza tecnologica: i prodotti si susseguono ai prodotti, non c'è tempo di scoprire i bug perché tanto uscirà presto il modello successivo... i driver non sono mai aggiornati, o viceversa sono troppo recenti e non supportano l'hardware di sei mesi fa... il software va sempre stretto sull'hardware corrente, i megahertz non bastano mai...

E il circolo vizioso si stringe ed accelera, l'hardware rincorre il software e questo quello. E chi ci rimette è il povero utente finale, il quale o acconsente a divenire schiavo della tecnologia e mette in programma di continuare ad aggiornare il suo computer un pezzo al mese per il resto dei suoi giorni, o soffrirà della sindrome da obsolescenza programmata sviluppando un rifiuto viscerale per l'informatica in genere e trasformandosi in eremita tecnologico.

È un dato di fatto che molte aziende, stremate dai costi diretti ed indiretti del progresso tecnologico imposto dal mercato, stiano già ripensando le proprie politiche di aggiornamento e rimandino l'acquisto di nuovo hardware e nuovo software a quando davvero non se ne può più fare a meno. Quanto ci metteranno gli utenti casalinghi a fare lo stesso? E quel giorno, cosa succederà a quell'industria che, pur di sopravvivere, ha imposto al sistema questa parossistica accelerazione?

Come al solito è questione di misura e di buon senso: il progresso deve ovviamente esserci, ed anche a ritmi veloci, ma non deve andare a discapito della qualità dei prodotti, della loro utilizzabilità, dell'efficienza dell'intero processo di produzione e fruizione dei prodotti stessi. La troppa innovazione rischia di fare male al mercato quanto la troppo poca innovazione, sfiduciando gli acquirenti anziché attraendoli. Un gioco pericoloso, nel quale rischiamo di farci male tutti quanti. Ne vale davvero la pena?

Editoriale di Byte Italia n° 12, maggio 1999
Copyright © 1999, Corrado Giustozzi. Tutti i diritti riservati.

Ultima modifica: 4 settembre 2006
Visitatori dal 6 maggio 2003: 90,468

Torna alla Pagina degli editoriali di Byte Italia
Vai alla Pagina dei Commenti

Copyright © 1995-2012 Corrado Giustozzi