Gli editoriali di Byte Italia

Tradizioni orali

Byte Italia n° 8, settembre 1998

Ho il sospetto che le iniziative unilaterali verso una società senza carta, peraltro lodevolissime in sé, unite alla ormai inarrestabile tendenza del software ad arricchirsi costantemente di funzioni e funzionalità tanto sofisticate quanto poco utili, abbiano creato un nuovo mostro. O, se preferite, una nuova figura professionale, ammesso che gli sciamani siano dei professionisti.

Una volta i programmi, specie quelli un po' complicati, avevano i manuali. Manuali veri, di carta, che si potevano leggere in autobus o la sera a letto al posto del giallo, si potevano portare con sé in vacanza e potevano persino essere usati per scriverci sopra le proprie note. Certo, i veri uomini non leggono i manuali; ma un vecchio adagio dell'informatica dice che il ricorso alla documentazione ufficiale è accettato quantomeno come ultima risorsa ("When everything else fails, read the manual"). E comunque quando proprio non ci sono, è impossibile leggerli...

I manuali di oggi sono elettronici. Occupano dozzine di megabyte sugli hard disk anziché centimetri cubi sugli scaffali, e almeno non accumulano polvere in attesa di essere consultati; il che comunque avviene di rado, se mai avviene. L'help in linea non è un manuale, mi rifiuto di chiamarlo tale. Il novanta per cento delle volte suppone che io sia un po' deficiente e mi spiega cose assolutamente ovvie e soprattutto non necessarie. Al massimo mi dice come svolgere un compito di normale amministrazione, ma non mi parla di questioni più generali del tipo "come affrontare da zero questo problema".

Non parliamo dei moderni aiutanti animati, che ci fanno buffe smorfie mentre cerchiamo di scrivere una lettera seria o bussano sul monitor quando secondo loro abbiamo fatto una cosa errata. A parte la loro invadenza, e la presunzione di conoscere l'italiano o la matematica meglio di me, non mi hanno mai dato aiuto quando mi serviva; e così li tengo spenti, pace alla loro anima virtuale.

La realtà è che oggi i programmi si imparano sul campo, cercando di fare le cose in modi fantasiosi finché, per caso o per intervento di quella misteriosa divinità che protegge gli informatici, non ci si riesce. Da quel momento sappiamo, abbiamo la conoscenza di come si fa una certa cosa. Informazione esoterica, preziosa merce di scambio coi colleghi. Come gli alchimisti di una volta si scambiavano formule magiche frutto di lunghi anni di sperimentazione, gli utenti di computer di oggi si scambiano tips&tricks e procedure operative.

Ed ecco lo sciamano. In ogni ufficio, in ogni azienda, c'è "quello esperto di...", c'è "quello che sa come si fa...". Devi convincere Excel a fare un grafico come vuoi tu e non come vuole lui? Chiami Tizio perché è lui l'alchimista di Excel. Devi stampare dal tuo PC sulla stampante condivisa della tua segretaria? Senti Caio perché è lui il negromante dei Servizi di Rete Microsoft.

Come hanno fatto Tizio e Caio a diventare Depositari Del Sapere? Scambiando la loro scienza con quella di altri sciamani: a voce. La cultura informatica oramai ha abbandonato il dominio della parola scritta, che l'Homo Sapiens ha duramente conquistato in centinaia di migliaia di anni di evoluzione: oggi la scienza empirica dei computer si tramanda per tradizione orale, come ai vecchi tempi di Omero. Chissà se i programmatori di sistema si riuniscono davanti al fuoco nelle notti di luna piena per le loro sessioni di aggiornamento tecnico...

E non ci vorrà molto perché si realizzi la profezia di Fahrenheit 451: presto cominceremo ad identificare le persone con i programmi che padroneggiano. Non si dirà più "Sentiamo Caio che conosce Excel" ma "Sentiamo Caio che è Excel", o direttamente "Sentiamo Excel"... E lui, Excel, quando sarà vecchio insegnerà ai propri figli la sua conoscenza del prodotto facendo loro ripetere a memoria, come stralunati catechismi, le scorciatoie di tastiera ed i percorsi di menú cosi gelosamente preservati per una vita dall'oblio totale.

Gli sciamani non muoiono, si limitano ad aggiornarsi ai tempi.

Editoriale di Byte Italia n° 8, settembre 1998
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Ultima modifica: 4 settembre 2006
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