Gli editoriali di Byte Italia

Non per tutti

Byte Italia n° 7, luglio/agosto 1998

Parte della nostra cultura collettiva è costituita da nozioni riguardanti esseri che non esistono. A pensarci sembra assurdo che si parli di cose inesistenti alla stessa stregua di quelle esistenti e con la stessa dovizia di particolari, eppure lo facciamo continuamente senza rendercene conto: nessuno ha mai visto un vampiro o un elfo, né incontrato Sherlock Holmes o Babbo Natale, eppure di essi sappiamo vita, morte e miracoli. In qualche modo sentiamo che esistono, anche se non nella realtà: bella contraddizione!

No, non sono partito del tutto per la tangente. Stavo solo cercando di trovare una giustificazione alla inspiegabile persistenza di uno dei miti più assurdi ma anche più radicati della nostra era tecnologica: il famigerato home computer. In quasi vent'anni di onorata professione ho assistito innumere volte al riaffiorare di questo fantasma di cui tutti parlano ma che nessuno ha mai visto. Ed ogni volta che rinasce si dice che questa è quella buona, e che finalmente il computer è pronto per entrare nelle nostre case.

La verità che nessuno vuole ammettere è che il computer, così come lo conosciamo noi, nelle case non ci entrerà mai: o almeno non nelle case della gente normale, della famiglia media, dell'uomo della strada (altro essere mitico, ora che ci penso...).

I produttori di computer si lamentano della scarsissima penetrazione dei PC nelle famiglie: c'è un computer solo nel 33% circa delle case americane, contro il 98% della televisione ed il 96% del telefono; e qui in Europa stiamo al 25% o meno. Di fronte ai potenziali guadagni offerti da questo mercato enorme ed apparentemente incontaminato tutti propongono soluzioni miracolose, che però falliscono l'una dopo l'altra. La realtà è che il nostro personal computer, con o senza Windows 98, è troppo complesso e troppo complicato per un uso casalingo. Non è neppure una questione di costo, dato che la gente spende oramai molto di più per un bel televisore widescreen. È proprio l'idea, sbagliata.

La mia sensazione è che l'oggetto di maggior tecnologia sopportabile in un'abitazione quadratica media sia il videoregistratore; e sfido chiunque a presentarmi un amico "normale" che realmente usi tutte le funzioni del suo videoregistratore riuscendo serenamente a registrare i programmi desiderati al momento giusto. Come pretendiamo allora di mettere nelle case della gente un oggetto che di tanto in tanto si pianta senza motivo apparente, che richiede continue coccole, che ha sempre un device driver sbagliato "ma quello aggiornato sta su Internet", che quando riesci ad installare qualcosa si perde qualcos'altro?...

L'utente normale vuole una cosa che si accenda e funzioni, senza capire perché e senza dover fare ogni volta strane alchimie. Come il televisore ed il telefono, che sono storicamente gli elettrodomestici di maggior successo (e sono anche troppo complicati, come dimostra la diffusione di quei telecomandi "semplificati" dotati solo delle quattro funzioni fondamentali).

D'altronde a cosa serve un computer a casa? Solo a portarsi il lavoro dall'ufficio, ma questo è un altro paio di maniche. Altrimenti serve essenzialmente a giocare o ad andare su Internet (e forse le due cose si identificano). E per questo prevedo il fiorire di strumenti specifici ormai maturi quali le macchine da gioco dedicate e i set-top box per il Web sulla TV.

Il personal computer, quello vero, finirà per avere diritto di cittadinanza solo in quelle case dove ha senso che vi sia: ospitato da un utente appassionato anche di informatica, che lo utilizza per scopi avanzati di natura essenzialmente creativa: musica al computer, fotoritocco ed elaborazioni fotografiche, ovviamente anche giochi evoluti. Ma pienamente cosciente del fatto che il computer non è facile e non sarà mai un oggetto per tutti.

Editoriale di Byte Italia n° 7, luglio/agosto 1998
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Ultima modifica: 4 settembre 2006
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